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Il 25 Novembre giornata mondiale contro la violenza sulle donne

(di Marino Flavio Lombardi) Non è un caso che si sia scelta la data del 25 novembre per commemorare la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, infatti in questo giorno ricorre l’anniversario di un fatto altamente drammatico avvenuto nella Repubblica Dominicana il 25 novembre del 1960, quando tre sorelle, oggi chiamate Le Farfalle (Las Mariposas), furono brutalmente aggredite e assassinate a bastonate in strada mentre si recavano dai rispettivi mariti detenuti in carcere per mano del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, i loro corpi furono gettati in un fossato come rifiuti; il caso fu fatto passare dal regime come un incidente; dopo questo episodio, nel giro di qualche anno il dittatore fu dimesso e assassinato. Questo è un evento storico di enorme portata, che dimostra quanto le donne siano sempre state forti e coraggiose nell’affrontare questioni molto pericolose, come la dittatura militare, il loro non arrendersi, il saper soffrire e sopportare per poi reagire al momento giusto. Questo evento portò negli anni ad una consapevolezza sempre maggiore delle donne e delle loro lotte contro lo strapotere di alcune categorie di uomini, fino al 25 novembre 1981, data che segna il primo incontro di tutte le donne dei Caraibi unite nell’Incontro Internazionale Femminista delle donne Latino Americane e Caraibiche. Anche la Dichiarazione di Vienna del 1993 ha contribuito allo sviluppo di una maggiore consapevolezza sociale del fenomeno, infatti nel 1999 l’ONU ha istituzionalizzato lo stesso Incontro Femminista. Nel 2009 l’artista Elina Chauvet inventa uno slogan alquanto singolare che rappresenterà la violenza sulle donne, le ormai famose scarpette rosse, disseminate in tutto il mondo lungo piazze e vetrine; il rosso è sangue versato, è sofferenza, ma è anche passione e amore, due ingredienti molto cari alle donne; l’amore è il sentimento più forte che non teme confronto e davanti al quale ogni istinto basso e negativo viene neutralizzato. Purtroppo la situazione attuale nel 2020 riporta dati non proprio incoraggianti, come in Puglia ad esempio, dove la mancanza di libertà di movimento causata dall’emergenza Covid ha incastrato ancora di più tra le mura domestiche tante donne vittime di violenza, spesso insieme ai loro bambini. Negli ultimi mesi di quest’anno si sono registrati degli incrementi dei casi di violenza e femminicidio. Circa 16 milioni di euro sono stati erogati, tra Regione Puglia, fondi nazionali e comunitari, in questi anni per combattere questa piaga, attraverso l’integrazione di centri sociali e di primo ascolto. E’ stata istituita la corsia preferenziale di accesso ai servizi per le donne vittime di violenza, oltre ad un fondo di 900.000 euro nel 2020 destinato ai programmi anti violenza. Si presume per il 2021 uno stanziamento di circa 1,8 mln di euro da parte della regione, uniti ad altri 2 mln provenienti da finanziamenti statali, che verranno utilizzati per ottimizzare gli interventi diretti alle donne vittime di ogni tipo di sopruso. Tra il 2014 e il 2019 si stima siano state circa 10.000 le chiamate ai centri anti violenza in Puglia; purtroppo resta ancora alto il numero di donne che decidono di non proseguire il percorso, per paura di ritorsioni, di essere uccise e di lasciare da soli i loro bambini. Le donne vittime sono quasi tutte italiane in una fascia media compresa tra i 30 e i 50 anni, nel più del 90% dei casi la violenza si consuma tra le mura domestiche con il rischio per i bambini di assistere a episodi orribili e sanguinolenti; la violenza è per lo più fisica, con casi che attingono a quella psicologica e morale. La mancanza di lavoro per queste donne rappresenta ovviamente un aggravante per la loro esposizione al rischio di subire un’aggressione, visto che in buona percentuale risultano non occupate o precarie. Resta ancora molta strada da fare in materia di prevenzione nazionale e locale, le istituzioni sembrano comunque procedere sempre più verso un avanzamento dei sistemi di difesa della donna da tutti i punti di vista anche a livello comunitario e mondiale; si spera ovviamente in un repentino calo del fenomeno già nei prossimi mesi, fino all’augurata ipotesi che un giorno possano addirittura scomparire.

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