CULTURA E SPETTACOLI

Il cinema ai tempi della pandemia globale – In Italia fermi circa 70 film e decine di set

(di Marino Flavio Lombardi) La situazione attuale per l’industria dello spettacolo è alquanto drammatica, dal 8 marzo scorso, data nella quale tutto si è fermato, lavoro, attività commerciali, ristorazione, turismo, anche il settore degli audiovisivi ha subito uno scossone senza precedenti, mandando a casa decine di migliaia di maestranze che dal cinema dipendevano. La situazione nel nostro paese è ferma, non si hanno ancora certezze sul come si ripartirà, soprattutto per gli esercenti, non più sulla cresta dell’onda da qualche decennio con l’avvento dei canali streaming e dello strapotere delle multisale appartenenti alle major statunitensi, i quali hanno portato alla chiusura di moltissime sale soprattutto d’essai e cinema di impegno. Il cinema è uno dei fattori di maggior aggregazione sociale da più di un secolo, cominciando dai mitici drive-in degli anni 50, le sale di provincia e di borgata, per giungere alle citate moderne multisale, popcorn, patatine, bibite, risate, pianti e paure, hanno appassionato milioni di spettatori. Come intende riprendersi il settore? C’è chi pensa ad un ritorno ai drive-in, come il regista Carlo Verdone, idea onestamente alquanto improbabile, visto che dovremmo restare tutti in auto, alcuni già stanno organizzando  rassegne all’aperto, le famose arene, tipo quella dei Riciclotteri a Bari; certo è che il momento è molto difficile perchè non gira denaro, gli spettatori sembrano scomparsi, come tutto, perfino le sale di doppiaggio sono chiuse. Francesco Rutelli, presidente dell’Anica, ha ribadito che gli esercenti non verranno lasciati soli e si cercheranno nuove soluzioni collaborative a riguardo con Mario Lorini, presidente dell’Anec; erano circa 1.500 le sale che hanno tentato di sopravvivere prima della chiusura globale. Per quanto riguarda il settore produzioni c’erano alcuni film già pronti per essere distribuiti in sala, come Volevo nascondermi, di Elio Germano, e l’ultimo di Verdone, ma dovranno aspettare la riapertura; per le produzioni medie, il cui investimento non riesce ad essere compensato dagli incassi, si sta optando di trasferirli sui circuiti streaming, tipo Netflix, al quale progetto dovrebbe partecipare il Ministero dei Beni e le Attività Culturali; alcuni distributori indipendenti sono rimasti bloccati in grave difficoltà avendo acquistato precedentemente titoli stranieri che dovevano essere trasmessi o distribuiti nelle sale, ha affermato Luigi Lonigro della sezione nazionale distribuzione, così come Francesca Cima, rappresentante della categoria produttori, afferma che le produzioni sono state bloccate per l’80% già prima dei decreti e al 100% dopo il primo DPCM di marzo scorso e i ritardi nelle produzioni son gravi, sia per i film che per le serie TV.

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