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Covid-19: in Puglia ci saranno test rapidi e specifici per il personale sanitario presso gli ospedali

(di Marino Flavio Lombardi) Secondo gli ultimi dati della protezione civile, la Puglia ha raggiunto un numero di casi pari a 1005, nonostante ciò non si registrano forti aumenti; rispetto ai tamponi effettuati, il 16,96% risultano infetti. Ormai è un dato di fatto, con le ultime restrizioni ministeriali è ormai pochissima la gente in giro per le strade di tutta la Puglia,  nonostante questo i positivi continuano a venir fuori con la particolarità che uno su tre contagiati appartiene al personale sanitario; ciò lascerebbe supporre che gli ospedali possano diventare enormi e potenziali focolai per il Coronavirus; onde evitare ciò, il presidente della Task force Vito Montanaro e il responsabile scientifico Pierluigi Lopalco hanno deciso di avviare una campagna di screening tra il personale sanitario per verificare le condizioni di salute di medici, infermieri ed operatori. Secondo un documento della Task force datato 21 marzo, sarebbero 72 gli operatori della sanità risultati positivi, molti dei quali probabilmente hanno contratto l’infezione lavorando in ambiente sanitario, un terzo di questi sarebbe in grado di accendere focolai poi difficilmente controllabili. Di qui la scelta di eseguire esami sieroepidemiologici con l’uso di rapidi test; il documento però chiarisce che “i test non possono essere validati come test diagnostici individuali perché il livello di affidabilità è basso, però possono essere utili a conoscere, a livello di popolazione complessiva, la diffusione del virus nella comunità ospedaliera o di popolazione in generale. Servono cioè ad avere una idea della quota di popolazione che sia entrata in contatto con il virus”. Attualmente si stanno mettendo al vaglio vari tipi di test tra cui il “Simplexa COVID-19 Direct Kit” già sperimentato negli Stati Uniti, o  l’Antibody Determination Kit usato in Cina; la procedura dunque è veloce in ogni caso ma non risulta affidabile come il classico tampone; si esegue pungendo un dito e prelevando dal sangue dai capillari depositandone una goccia nella provetta del dispositivo aspettandone poi la reazione; in caso di risultati positivi, essi saranno messi in quarantena e allontanati dagli ospedali, cliniche private, Rsa. Forse in questo modo si è pensato di preservare i nostri grandi eroi della sanità che da più di un mese stanno combattendo con la vita e per la vita contro la morte per tutti noi; un’epidemia tra personale sanitario potrebbe portare a conseguenze inimmaginabili oltre che rallentamenti nel miglioramento e nella lotta per sconfiggere il virus, che potrebbe scaturire da un scarsa presenza di personale sano in grado di far fronte al drammatico evento in corso.

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