CRONACA

Il ricordo di Piersanti Mattarella ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980

(di Marino Flavio Lombardi) Ieri, 6 Gennaio 2020 sono passati esattamente 40 anni dal tragico giorno in cui il presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella veniva barbaramente assassinato a colpi di pistola nella sua fiat 132, in via Libertà a Palermo. Ed è qui che il governo ha posto cinque corone di fiori; presenti oltre ai familiari, il ministro per il Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano e le massime cariche istituzionali della Sicilia, il sindaco Leoluca Orlando, il presidente della Regione Nello Musumeci, il presidente dell’assemblea siciliana Gianfranco Miccichè. Un tragico delitto, nel quale la mafia ha espressamente mandato un messaggio severo ed arrogante allo stato su una regione per la quale non aveva minimamente intenzione di rinunciare. Era la mattina del 6 gennaio 1980 quando il presidente Piersanti prende posto nella sua auto, senza scorta ne blindata, insieme a sua moglie, i due figli e la suocera, per andare a messa; improvvisamente spuntano dei sicari che colpiscono e crivellano l’auto colpendo il presidente in pieno, dopo qualche minuto i killer scompaiono nel nulla. Suo fratello Sergio, l’attuale Presidente della Repubblica, fu il primo ad estrarre il cadavere dall’auto. Era un uomo che dava fastidio ai signori corleonesi, che aveva messo le mani all’interno del sistema edilizio, compresi appalti, lottizzazioni, ed indici di cubatura, voleva trasparenza sui concorsi e soprattutto sulle nomine degli incarichi regionali che allora venivano conferiti con estrema facilità. Nato nel 1935, a Castellamare del Golfo in provincia di Trapani, trasferitosi a Roma nel 1948 per le alte cariche politiche assunto dal padre Bernardo nella Democrazia Cristiana, si laurea in legge all’Università La Sapienza. Nel 1964 arriva in Sicilia, in un momento cruciale, nel quale Vito Ciancimino e Salvo Lima mettono in atto l’allora detto Sacco di Palermo, il famigerato boom edilizio dalle facili concessioni governative sui permessi di costruire; nel 1967 viene eletto all’Assemblea regionale adottando subito una politica trasparente come antidoto alla corruzione, che crea non pochi problemi ai politicanti dell’epoca, portando avanti due legislature e diventando anche assessore al bilancio per regolare i conti siciliani, con il sostegno del PCI. Nel 1978 viene eletto presidente della Regione Sicilia, nel suon staff Maria Grazia Trizzino, una delle prime donne come capo di gabinetto e Leoluca Orlando. Appalti ed urbanistica non dormono più sonni tranquilli, perché Mattarella adotta semplicemente una politica esattamente opposta a quella corrotta mafiosa, ledendo gli interessi degli imprenditori collusi, assumendosi decisioni che fino ad allora erano state di pertinenza degli assessori. Fu unanime con Pio La Torre sul concetto di trasparenza in ogni passo della politica soprattutto locale. Si pensò in quegli anni ad un omicidio terroristico, ma ben presto lo si associò alla mafia. Uomini come Piersanti Mattarella hanno sempre fatto paura alla mafia ed è proprio per questo che l’Italia non deve e non può dimenticare un tale sacrificio, così come tanti altri, dei quali gli italiani dovrebbero esserne fieri, anche se buona parte della società odierna forse ha dimenticato o non ha mai conosciuto tutto ciò; attualmente più che mai servirebbero uomini così. A tutt’oggi gli esecutori restano in realtà oscuri, anche se il giudice Falcone nel 1991 identificò, dopo alcune indagini, che fossero stati i neofascisti Valerio Fioravanti, condannato poi all’ergastolo per una serie di altri omicidi, e Gilberto Cavallini, comandati però dalla mafia. Nonostante ciò i boss mafiosi Toto Riina, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Francesco Madonia, Giuseppe Calò e Nenè Geraci furono condannati in via definitiva come i mandanti di tale omicidio.

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