CRONACA

50 Anni fa nasceva la strategia della tensione – Il ricordo della strage di Piazza Fontana a Milano – Mattarella: “Attacco alla democrazia non è questione del passato”

(di Marino Flavio Lombardi) Milano – 12 dicembre 1969 – ore 16.30. Alcune persone sono presso la sede della banca Nazionale dell’Agricoltura sita in piazza Fontana. Tutto sembra tranquillo, un dipendente, Fortunato Zinni, ha appena terminato di sigillare un contratto con due agricoltori; viene chiamato da un ufficio ai piani superiori, mentre sta salendo, un’esplosione dal potenziale catastrofico devasta il piano terra, si salva per miracolo, un odore di mandorle amare nell’aria, è l’esplosivo; il bilancio è gravissimo, 17 morti e più di 80 feriti. È l’inizio dell’inferno, di quella perversa e strana strategia di sommossa che prenderà tristemente il nome di ‘strategia della tensione’, ovvero una serie di attentati ed eventi sanguinolenti che macchieranno l’Italia per almeno un trentennio. È sulla base di alcuni dei sopravvissuti, come Zinni, che qualcosa si è potuto ricostruire nel tempo, anche se in realtà dopo 50 anni nulla è cambiato, dopo processi, appelli vari e cassazioni, i parenti delle vittime non hanno ancora ricevuto un barlume di giustizia da parte dello stato italiano riguardo ai nomi di mandanti ed esecutori. I colpevoli sono diventati tutti presunti o assolti per mancanza di prove, alcuni testimoni si sospetta siano stati addirittura uccisi per evitare che qualche magistrato degno della toga che indossava potesse giungere alla verità con le loro testimonianze. A cominciare dal ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato dal quarto piano della questura di Milano, trattenuto oltre il limite delle 48 ore consentite dalla legge, perché ritenuto un sospetto responsabile, l’omicidio del commissario Calabresi, uno dei poliziotti che trattenne il Pinelli in quei tre giorni successivi alla strage, ucciso da alcuni anarchici, e che ebbe influenza sulle successive indagini. Pinelli verrà ritenuto innocente alla fine degli anni ’70 così come gli anarchici, versando la colpevolezza su Ordine Nuovo. Oggi a distanza di 50 anni, a Milano il Presidente della Repubblica Mattarella si è unito alla convocazione speciale del consiglio comunale, con i rappresentanti dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage, per poi partire per il corteo cittadino che ha avuto come meta la famosa piazza presso la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, dove ha poi incontrato le vedove di Pinelli e Calabresi. Licia Pinelli, ha ribadito la possibilità di accedere a degli archivi particolari e segreti grazie alle nuove tecnologie informatiche on line, dando ancora una speranza di giustizia a tutti i familiari che hanno ingiustamente ed immotivatamente perso i propri cari solo per una lotta politica ideologica. L’Italia sembra un paese che non si arrende, nel quale la voglia di giustizia è sempre presente ma che lo stato in realtà forse non ha mai voluto scavare nei tessuti vivi della strage. Si è detto di tutto in queste cinque decadi, dal coinvolgimento dei servizi segreti, alla lotta armata, alle brigate rosse, alla politica sporca e corrotta, ma l’unica realtà è che purtroppo, come ogni strage in Italia, la lista è lunga, a tutt’oggi, la strage di Piazza Fontana non ha ancora i nomi dei suoi reali colpevoli.

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