POLITICA

Sea Watch: il flash mob della retorica sindacalista contro il governo

(di Onofrio D’Alesio) – Un minuto di silenzio, in cerchio mano nella mano, bandiere dell’Italia fatte sventolare sul mare e poi un lungo applauso. Insomma ancora una volta la retorica del banale girotondismo a basso prezzo paga in termini coreografici soprattutto quando l’hastag è quello di “fateliscendere” riferito alla vicenda Sea Watch e ai 47 migranti che sbarcheranno a Catania. Quello di Bari è stato un flash mob unitario di Cgil, Cisl e Uil nel nome della accoglienza e della solidarietà, tenendosi ben distanti dal puntare l’indice contro il vergognoso e indifferente silenzio dell’Europa. Come sempre accade i sindacati, che non riescono a far più breccia tra i lavoratori, si affannano nel ripetere frasi trite e ritrite che non suggestionano più neanche le massaie italiane. Quando Gigia Bucci della Cgil ammette che non sono chiare le politiche di accoglienza è evidente dove vuole andare a parare e qual è il suo reale bersaglio politico poiché quell’interrogativo sarebbe opportuno rivolgerlo all’Unione Europa piuttosto che al governo. La Bucci scivola sulla retorica dicendosi convinta che sia necessario aprire i porti e ancora una volta non perde occasione per fiondarsi contro il governo il quale a suo avviso utilizza l’emergenza immigrazione come forma di becero populismo. Fino a quando il tema dell’immigrazione sarà giocato sul tavolo del razzismo e dei sentimenti xenofobi avremo in Italia non uno ma mille Salvini. E continueremo a prenderci per mano e a fare girotondi dei quali non se ne accorge più nessuno tranne qualche turista o runner di passaggio sul lungomare barese. Unica nota positiva di un pomeriggio stonato il commento di Boccuzzi della Cisl Bari consapevole dell’incapacità delle istituzioni e dei Governi europei di trovare un accordo sulla gestione dei flussi migratori scaricando il problema sulla disperazione della povera gente. Ma anche Boccuzzi “riprende” il suo ruolo come da consunto copione invitando il governo ad essere protagonista in positivo in Europa. Litigare con tutti i Paesi europei sulla pelle di chi oggi è in una fase disperata della propria vita – conclude il sindacalista – credo non gli faccia onore”. Tutto sta a vedere quando perderemo completamente la dignità.

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